Dalla strada, questo muro si legge dapprima come un paesaggio gentile: colline arrotondate sotto un cielo ampio, di azzurro tenero, qualche uccello che attraversa l’aria. Guardi meglio, e il suolo sotto di loro cambia. Quelle colline non sono fatte di terra né di pietra, ma interamente di fiori — petalo dopo petalo, la ripetizione che diventa volume. Nel cielo non c’è tensione, nel colore nessuna durezza. Tutto è morbido, arrotondato, adagiato al proprio posto. Anche gli uccelli sono ridotti a gesti semplici. Dopo la consueta esplosione cromatica dell’isola, sembra che Koh Pa-Ngan stia espirando — la stessa luce, lo stesso clima, filtrati dalla misura. Non spettacolo, ma tenerezza.
Fotografato da Franci Haest.
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