Nel ritmo compatto del centro di Shanghai, svolti in una viuzza di Tianzifang — una di quelle strade dove insegne, cavi intrecciati e il turista troppo curioso sembrano sovrapporsi. E all’improvviso lo vedi. Un muro che non si limita a rappresentare la città — si comporta come lei. Un disegno di metropoli ripiegata, dove tutto accade insieme: umano, animale, mito, cibo, lavoro, segnaletica, guardare ed essere guardati. Parla per frasi continue, senza pause né gerarchie. E anche se l’intero murale è privo di colore, in qualche modo grida saturazione. Il pigmento è trattenuto non per mancanza, ma per sicurezza — lasciando allo spettatore il compito di portare il colore, come fa sempre la città. Un ritratto di Shanghai fatto solo di linea — e incredibilmente, non manca nulla.
Fotografato da Philippe Pelsmaekers.
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